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Scusi, quanto costa? Un Tweet!

Category : Business, Web 2.0 e Social, Web Marketing · by Oct 24th, 2012

Qualche settimana fa, incuriosita da alcuni cinguettii nel Social dei 140 caratteri, vado a vedermi il sito di una band di amici che seguo sporadicamente, perchè sembra proprio sia uscito il loro nuovo disco! Apro la Home e scopro con piacere che la mia intuizione è esatta, è uscito il nuovo album.
Spulcio le pagine in cerca di news sulla release e magari qualche video o pezzo in anteprima, e mi trovo davanti una recensione con tanto di copertina, e subito sotto “Acquista”, ma nessun brano da ascoltare.

Pazienza, magari la pagina Facebook mi è più d’aiuto.

Ah no, aspetta, c’è qualcosa sotto…

Pay With a Tweet

Ma… davvero? Cioè, posso anche scaricare l’album senza pagarlo in denaro ma con un semplice (ma utilissimo, popolo 2.0!) Tweet?

Sì.

Sono ancora un po’ incredula quando ci clicco sopra, ed effettivamente mi si apre la finestra di download che mi chiede se voglio accettare l’operazione. Scelgo di sì, et voilà! Ho il loro nuovo album nel pc al costo di questo aggiornamento nel mio profilo Twitter.

Semplice e veloce, quasi meno faticoso che pensare a qualcosa di intelligente da postare in effetti. La domanda più ovvia che molti si fanno a questo punto è “Ma conviene davvero chiedere uno share in cambio del proprio prodotto?”. La risposta sinceramente non mi sento di darla io, ma vi assicuro che la potenza del Social è sterminata. It’s a matter of reputation; nel bene o nel male, ma basta che se ne parli diceva qualcuno (e nuovamente la politica qui ci viene in aiuto). E cosa c’è di meglio della buona parola di un amico?

Bene, potrebbe anche essere finita qui, un tweet in cambio di un bene virtuale ci sta, è l’intangibile in cambio di altro intangibile, con il beneficio della diffusione. Ma pare invece che qualche marchio illuminato abbia voluto sperimentare l’effetto sharing anche dal vivo. Sì sì, c’è chi si è messo a vendere beni tangibili in cambio di un tweet, vedere per credere:

Kellogg’s e BOS ci hanno provato, in via sperimentale, e a quanto pare hanno avuto anche parecchio successo. Sarà perchè, in effetti, hanno permesso agli utenti di acquistare i loro prodotti a costo materiale zero, e quando le cose ti vengono praticamente offerte risulta difficile rifiutare. Io direi anche che il distributore di lattine con display che mostra il tuo messaggio potrebbe essere una cosa divertente da provare, senza contare che il the freddo alla mela mi incuriosisce. Ma veniamo alle questioni serie, ovvero è davvero conveniente per un’azienda proporre un servizio di questo tipo?

Kellogg’s dati alla mano (che vi risparmio perchè sono solo grafici noiosi) dice di sì. Il motivo è molto semplice. Il prodotto da loro lanciato, nuovo e in prova, aveva bisogno di essere testato, e chi meglio dei consumatori finali avrebbe potuto farlo? Ormai i tempi del banco promozionale al supermercato sono superati, la gente ha bisogno di emozioni in tempo reale, vuole sentirsi protagonista e dire la sua subito. Il metodo di Kellogg’s (e di BOS) punta proprio su questo: il valore dell’esperienza diretta e l’emozione per aver provato una cosa nuova da protagonisti. Le reazioni sono di stupore e divertimento, e il consumatore si sente da subito vicino al prodotto provato, una cosa che fino a qualche tempo fa era strettamente riservata all’arte nelle sue diverse forme. E sono sicura che BOS, di cui non sono riuscita a trovare dati riguardanti l’esperimento, abbia ottenuto risultati molto simili a quelli di Kellogg’s. Magari resterà un fenomeno a livello sperimentale ma insomma, perchè no?

 

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